Con 330 voti a favore e 273 contrari il Parlamento europeo ha approvato quello che il relatore Brando Benifei ha definito “un testo di grande rilevanza politica”, una relazione che rimette al centro della discussione la riforma istituzionale dell’Unione.

Nel testo adottato oggi a Strasburgo il Parlamento ha tracciato una linea chiara sul futuro dell’Unione europea, partendo da quanto suggerito dall’ex presidente della BCE ed ex premier italiano Mario Draghi nel suo report sulla competitività. “Il rapporto Draghi non riguarda solo l’innovazione, la decarbonizzazione, la difesa o la deregulation”, ha detto Brando Benifei (S&D) lanciando una stoccata a quei colleghi europarlamentari che si battono per la deregolamentazione a tutti i costi, “ma dimostra come l’Europa abbia bisogno di un’architettura istituzionale più forte per affrontare le sue sfide esistenziali”.

Il rapporto Draghi, insieme a quello elaborato da Enrico Letta e dal finlandese Sauli Niinistö, è stato per mesi oggetto di dibattito sia nella bolla di Bruxelles che in molti Stati membri. Al suo interno, infatti, sono contenute le misure necessarie per far sì che l’UE riesca a dare risposte concrete ai problemi dei propri cittadini e, allo stesso tempo, che non venga fagocitata dagli altri attori globali.

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Tuttavia, per mettere in atto le proposte di Draghi è obbligatorio riformare l’attuale assetto istituzionale dell’Unione attraverso una maggiore cooperazione e una cessione di competenze all’UE.

“Finalmente, dopo un anno e mezzo di discussioni in Parlamento, abbiamo affermato chiaramente che vogliamo riprendere il percorso verso un’Unione europea più forte” ha affermato Benifei.

Il contenuto del report, che era già stato approvato in commissione Affari costituzionali del Parlamento europeo (AFCO) ad ottobre dello scorso mese, richiama anche la risoluzione di due anni fa in cui il Parlamento chiedeva al Consiglio l’apertura della Convenzione per l’avvio della riforma dei Trattati dell’UE.

“Aprire alla riforma dei Trattati, allargare maggioranza qualificata ed, ove possibile, superare il veto, proseguire nelle proposte elaborate dalla Conferenza sul futuro dell’Europa e, soprattutto, la ripresa del percorso lanciato dal report del Parlamento europeo” ha commentato Benifei sottolineando come su questo tema non ci sia mai stato un sostegno esplicito dal Parlamento. Se, infatti, è vero che lo scarto fra i favorevoli e i contrari è stato inferiore ai 50 voti, dobbiamo però ricordare che nel 2023 si parlava di 17 voti di differenza.

L’ago della bilancia sono stati i voti del Partito popolare europeo (PPE), il gruppo politico più grande nell’eurocamera, che si è spaccato a metà su quasi tutte le votazioni dei singoli emendamenti al testo.

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“Alcuni del PPE avevano proposto di ridurre l’ambizione del testo e hanno perso in tutte le votazioni. Il testo è rimasto tale e quale a quello approvato in commissione AFCO, con lo stesso livello di ambizione”, ha concluso Benifei.

Adesso la Presidente del Parlamento Roberta Metsola dovrà trasmettere la risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Consiglio europeo e ai governi e ai parlamenti degli Stati membri. “Spero che con questo report si possa rilanciare lo sforzo per riformare l’Unione, per renderla adeguata alle sfide di oggi”, ha aggiunto Benifei.

L’auspicio è che il Consiglio non si rifiuti, ancora una volta, di inserire la discussione della proposta all’ordine del giorno dei lavori, come successo due anni fa quando, nonostante l’approvazione della risoluzione del Parlamento che chiedeva l’apertura della Convenzione per l’avvio della riforma dei trattati, il Consiglio, violando i Trattati stessi, non ha mai inserito il punto alla discussione, condannando così la proposta del Parlamento in un limbo.

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